Era il giorno del compleanno di mia madre. Avevo 17 anni. E’ una lunghissima tradizione, quella che mette la mia famiglia e me davanti al TGRegione alle 14.00 e in seguito davanti al TG3. Arriviamo stracotti, al TG3, in genere.
Quel lunedì di novembre del 1991 non stavo bene ed ero andata a riposarmi quasi senza cenare. Dalla sala da pranzo venne un urlo:_ E’ morto Freddie Mercury._
Ora, io da ANNI stavo facendo fare i buchi al nastro di “The Miracle”, l’avevo comprato con i risparmi delle paghette settimanali e avevo solo quello, mio-tutto-mio-solo-mio, poiché mio fratello i dischi non li prestava. Portai il lutto per mesi. Avevo 17 anni e “Love of my life” era il mio tutto. La canzone perfetta, con la sua parte di pianoforte, i trilli, i cori… la chitarra che saltava fuori quasi dal nulla…
Sei mesi dopo ero a un matrimonio. Sette mesi dopo. Era agosto. Un amico mi disse:_ Hai sentito la radio?_ sgranai gli occhi:_ Oggi no, si sposa tuo fratello, ricordi?_ Lui annuì ma mi incalzò:_ E’ morto Jeff Porcaro._ Stetti a fissare il vuoto. Per un po’. Come dirlo… lo so che era solo un batterista e io ero a una festa per divertirmi e augurare buona vita a due amici… rimasi anestetizzata per il resto della giornata. Immaginando Steve Lukather e come potesse stare.
Penso si capisca dove sto per andare a parare.
A marzo vidi MJ e mi sembrava la maschera di se stesso. Pensai che non ce l’avrebbe fatta ad arrivare al tour mondiale che stava annunciando. Fu un pensiero che mi sfiorò passando per l’anticamera del cervello mentre mangiavo.
Così, quando dieci giorni fa il giornale radio mi ha svegliato dandomi la notizia della sua morte non sono stata così male. Non come le altre due volte. Niente vestiti neri, niente pianto.
Mi sono letta un po’ di cose, ho visto dei video su YouTbe come il resto del mondo in questi giorni, credo. Non ho nemmeno un suo disco, ricordo che mi piaceva tanto il video di Smooth Criminal e che le mie compagne davano fuori di testa per i suoi gridolini.
Riguardandolo, in questi giorni, mi hanno colpito quegli occhi, da ragazzina non li avevo notati. Freddie Mercury era… indefinibile. Jackson sprizzava voglia di vivere da ogni singola cellula, quando ballava. Anche quando aveva undici anni. <<Guardavo i ragazzi al campo giochi mentre andavo in studio di registrazione, e ricordo che avrei voluto giocare anche io>>.
Non so se anche altri musicisti sentano questo. Io si, lo sentivo. A una certa ora al pomeriggio mi scappavano via le gambe da sotto la tastiera. Bicicletta o crisi isterica. Ed era puntualmente bicicletta, anche sotto la pioggia. Mezz’ora… Ora ringrazio il Signore. Io ho potuto farlo. Ho potuto andare in bici. Ok, sono finita a fare la SSIS e la SSOS e ci ho rimesso lo stomaco.
Mi ha colpito. Non so cosa sia vero e cosa sia falso nella sua storia. Devo ammettere che non m’interessa cosa sia falso o vero nella sua storia personale. Mi ha fatto riflettere. Era perfetto. Era infelice.
Una mia amica ha detto che quando saremo tutti dal Signore lei si pregerà di partecipare a un concerto gratuitamente, ridendo di quanti in vita han pagato fior di quattrini per vederlo.
MJ, spero che se ci vai subito, in Paradiso, tu possa tenere i tuoi bambini lontano dallo schifo che ha fatto soffrire te e poi che tu possa essere felice. Preparati una bella jam session con Jeff. Che poi mi fate sentire. E magari mi lasciate suonare con voi. Non la tastiera, no… qualcosa tipo sguaratamaroni… una roba facile, ma con voi due. E con Freddie, ovviamente.