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Un sogno (ad occhi aperti)

Sarebbe bellissimo. Magari…

Venendo a noi, stamattina siamo riusciti, nel nostro mondo molto piccolo, a fare integrazione. Di tante disabilità. Anche delle disabilità “normali”. Armonizzare. Santo cielo, quanti significati per la stessa parola… e tutti correlati tra loro… come si fa a fare armonia con le slide di una Powerpoint? Per giunta una di scienze, sulle leve? Non ne ho idea. Ma il gruppetto che ha preparato la slide stamattina lo ha fatto, il gruppo di pari, non il prof, l’OSS o l’EDU…

 
 

Anche i prof ridono

Lavoro di gruppo.

Mister T stamattina sa dire solo una cosa “Lavoro di gruppo”. Ha fatto tanti di quegli LSU questa settimana che ieri OSS e SOS, insieme a SuperMario prof si sono consultati e hanno deciso che il danno provocato con i vari lanci di sedie eccetera può considerarsi riparato. Si dà una possibilità al pargolo, facendolo lavorare in gruppo, come da piano didattico educativo individualizzato. Mister T è un tantino anarchico: vorrebbe decidere lui anche quanti capelli deve avere in testa il preside. Lui comunica non-chiede-mai. Esempio: scappa la pipì? “Prof, io vado in bagno”. Stufo di stare in classe? “Vado fuori mi sono rotto le palle di star qui”.

Gruppo di studio? “Voglio lavorare con Fichetto, Bravina, Simpaticone e Tenerone”.

SuperMarioProf e SOS fissano Mister T. Si guardano. “Ma nemmeno morto e in salamoia scegli tu”, si dicono a bassa voce, facendo capottare dal ridere Polemichina, Bambi, Mr.Bean e Fatina.

Mister T, pur distante dalla cattedra e intento a far campagna acquisti, sente odore di leggera opposizione dei suoi prof.

“I AM THE BOSS!” esclama, con fare da Arthur Fonzarelli e il sorrisone più ruffiano che possiede, avete presente il Gatto con gli Stivali di Shreck? Ecco, di più. Moooolto più ruffiano. I suoi compagni ovviamente ridono.

SOS, divertito, ribatte indicando se stesso e SuperMarioProf: “Sorry, We are the bosses, kid…“. Parte della classe coglie e ride, SuperMarioProf rincara: “Bosses? We are kings!

A questo punto interviene dalle retrovie Pisolo: “We are the world!!!” esclama, convinto di dover pronunciare esempi di frasi alla prima persona plurale in inglese. A quel punto SuperMarioProf e SOS si scambiano un’occhiata fulminea che è tutta un discorso, e cioé: :_ Cazzissimo, io non riesco a tenermi dal ridere e nemmeno tu, che si fa, ridiamo? Massì… tanto, ormai…

 
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Pubblicato da su 27 novembre 2010 in Le avventure di mister T

 

L.S.U.

Mister T ha inaugurato una nuova disciplina olimpica: lancio della poltrona.

Ci sono alcune poltrone nella sala insegnanti. Sono belle, imbottite, coi braccioli. Mister T, come ogni studente, dovrebbe star fuori dalla sala insegnanti. Ma oggi no, oggi bisogna star dentro. Controllare quel che fa SOS. Seguirlo. Anche se OSS dice di no. Mister T è dotato di una forte volontà. Se decide riesce a fare, non importa come ma ci riesce.

Così, quando ha raggiunto SOS pensa di essere arrivato al suo scopo. E si sbaglia. SOS lo vede arrivare e s’incazza sebbene s’aspettasse che i fatti si sarebbero svolti proprio in quel modo. Si alza dalla scrivania cui stava lavorando e si prepara a portar Mister T fuori dalla stanza anche di peso, se occorre.

Mister T si arma con la cucitrice e si barrica, brandendo lo strumento da ufficio con aria minacciosa. Il placcaggio di OSS e SOS non ottiene i risultati sperati ma almeno lo disarma dalla spillatrice (inutile, di per sé visto che al limite qualcuno si sarebbe ritrovato rilegato con un punto metallico Zenith…) .

Mentre OSS e SOS si liberano del primo ordigno Mister T non trovando altro si arma di poltrona. La solleva sopra la testa e… la tira a OSS, mancandolo (e per fortuna). La poltrona pesa sui 12 Kg… è fuori controllo, decisamente.

Si fa tre ore così, Mister T. Tre ore di panico continuo, ansia inarrestabile, calci, pugni, sputi, fughe, parolacce… tutto. Posseduto dal panico più nero.

Quando OSS, SOS, DS, FS varie ed eventuali insieme agli Edus si riuniscono… Mister T pensa (giustamente) che partirà la sospensione. Meglio, l’espulsione. Pensa che forse stavolta ci è riuscito, stavolta lo lasceranno a casa.

Ha ragione. OSS, SOS, FS e EDUs si riuniscono: concordano che la sanzione che veste meglio Mister T è la sospensione. Solo che in due mesi è già successo alcune volte che Mister T sia stato sospeso per aver portato il disastro a scuola durante le sue proverbiali crisi di panico. La sospensione non serve a niente, è addirittura dannosa.

Caro Mister T, hai rotto? Bene, sentenziano i grandi capi: chi rompe paga. Tu domani a scuola ci vieni lo stesso, e ti affidiamo degli L.S.U. ovvero… lavori socialmente utili.

Figuratevi Mister T. Pensava di essersi guadagnato almeno 15 giorni di vacanza, la bocciatura, l’espulsione… immaginatevelo: ferie. E invece… TADAAAAA, a scuola. Senza poter entrare in classe, con un paio di guanti addosso, a fare lavoretti: mettere a posto i libri in biblioteca, spolverare scaffali… quando arriva il babbo geppetto di Mister T e lo trova tutto indaffarato rivolge a SOS un largo sorriso:_ Lei ha davvero un gran coraggio prof. Forse questa cosa dei lavori socialmente utili è il più grande gesto didattico-educativo che si potesse fare per lui._ Lui sbofonchia:_ Un paio di calzetti, mi sta facendo lavorare! Io sono minorenne! Tu dovresti stare dalla mia parte!_ :_ Io sono dalla tua parte – ribatte Geppetto – per questo sottoscrivo la decisione del tuo prof in pieno: hai rotto? adesso lavori per aggiustare!_

Mister T è bello come il sole d’aprile e la pioggia di marzo. Ha guardato Geppetto, ha posato lo straccio, si è levato i guanti da pulizie, è corso ad abbracciarlo:_ Hai ragione, sono proprio un deficiente – gli ha detto, in lacrime – lo so che il prof e l’OSS mi vogliono bene…_

La mia domanda è: quanto accidenti soffre una persona che si comporta come Mister T?

C’è un modo per rendergli la vita meno assurda? E lui può trovarlo? E sceglierlo?

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2010 in Le avventure di mister T

 

Ma anche no

Mister T Lavora.

A una mappa concettuale. Non su un argomento in particolare, ma a capire come si fa una mappa concettuale. Per poi farne tante quante ce ne servono e per prepararne anche ai compagni, come supporto di studio. Rendersi utile agli altri, acquisire una specializzazione, un ruolo in classe, definito. Non colui che mena, ma colui che schematizza.

SOS e Mr. T sono nella stanzetta New Age. Mr. T è molto motivato e lavora con attenzione, dopo che SOS se lo è lavorato a fuoco lento per una mezz’ora, prima leggendo il giornale mentre Mr. T fingeva di dormire, poi schematizzando un articolo sulle mappe concettuali punteggiando il lavoro con battute acide all’indirizzo dell’autore dell’articolo… ad un certo punto Mr. T guarda SOS

T :_ Prof spiegami cosa stai facendo perché non ho capito._

S:_ Leggo, sulle mappe concettuali._

T:_ Che roba è?_

S:_ Ma no… niente… è per fare schemi, riassunti… niente, davvero, serve a me…_

T:_ Riassunti? Nono, mi piace, parliamone._ (S, dentro di sé:_ T’ho fregato, capra delle Ande che non sei altro…_)

I due s’impegnano. SOS è seduto su uno sgabello a vite. Mr. T prende l’altro sgabello a vite. Ma prima di sedercisi su fa alcune manovre: alza lo sgabello, lo abbassa, prova vari sistemi per sedersi, uno dei quali gli costa il rischio concreto di dare una bella facciata in terra (con buona pace del pavimento). Come lo redarguisci, senza farlo arrabbiare e senza fargli capire che dvvero rischia il collo con quella mossa, soprattutto evitando che poi Mr. T incazzato scappi in giro per tutta la scuola? SOS si mette a fare la voce di Bruno Pizzul:_ Ed ecco Mr. T impegnato in una complicata manovra di seduta che potrebbe costargli alcuni gioielli di famiglia ma anche l’esistenza in vita…_

Mr. T a quel punto alza gli occhi e con una naturalezza incredibile dice:_ Ma anche no, eh, prof…_Ha gli occhi sorridenti, il disgraziato.

Sapete il deficiente di SOS cosa ha fatto? E’ scoppiato a ridere, tanto da avere il mal di pancia…

 
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Pubblicato da su 20 novembre 2010 in Le avventure di mister T

 

Un minuto di silenzio

E’ un giovedì come tanti altri.

Tre ore di scuola. Come tutti i giorni.

E’ thai boxe fin dalle primissime battute della mattina. Tre-ore-tre di thai boxe. Coinvolge tutti questo sport: i collaboratori, i prof di sostegno, gli educatori… i colleghi che c’entrano, quelli che non c’entrano… chiunque. Succede quando la creatura che hai in classe vive talmente male la scuola da provarle tutte pur di scappare.

Alla fine delle tre ore lo vengono a prendere. Scappa anche a chi si prende cura di lui. Mena anche chi si prende cura di lui. Gli intimiamo di sedersi e star fermo. Non ci ascolta, continua a parlare, insultarci, arrabbiarsi, tentare di alzarsi. Lo facciamo sedere a forza. Due adulti e un ragazzino.

I due adulti, diciamocelo, sempre più incazzati. “Stai seduto per un minuto. Un minuto seduto e in silenzio” esclama a gran voce l’insegnante di sostegno; “Restiamo qui finché non farai come dice la prof”, sottolinea l’educatore, sguardo infiammato. Sono le 11,25.

Non-ce-la-fa. Quest’accidenti di minuto s’interrompe dopo 32 secondi. “Basta, è passato un minuto”, esclama lui alzandosi. “Chi ti ha dato il permesso” ringhia l’educatore. “Me lo sono dato da solo”. L’educatore prende il ragazzo di peso, lo risiede sulla sedia.

Lo stesso copione si ripete con innumerevoli varianti per una cinquantina di volte. SI: CINQUANTA VOLTE. A mezzogiorno e ventitré l’insegnante di sostegno è da più di un’ora in straordinario gratis, l’educatore è in folgorante ritardo; le palle di entrambi al posto di girare sono eliche pronte al decollo. Il signor “T” capisce che non c’è pezza. Niente pranzo se non si calma. Quei due sono così determinati che stavolta non la spunterà.

S’ingrugnisce, braccia conserte. “Un minuto a partire da adesso”, sentenzia il prof di sostegno, la voce più ferma che può. Non sa se ridere o menare “mister T”. Con la coda dell’occhio sorride all’educatore. Scappa da ridere a entrambi, nonostante si siano beccati una riga di calci pugni sputi e insulti da guinnes dei primati.

Il prof di sostegno, orologio alla mano, pensa tra sé e sé: quant’è lungo un minuto, porca paletta…

Ma “mister T” stavolta regge. Sorpassa il minuto. Arriva a 1′ e 40″. Poi guarda il prof. come a dire “Ma quant’è lungo un minuto, prof.?”. Guarda anche l’educatore. Prof e educatore si guardano a loro volta, si annuiscono vicendevolmente, sbuffando di fatica. “Ora ce ne andiamo a casa, c’è la carbonara”.

UN’ORA PER OTTENERE UN MINUTO DI SILENZIO. :-)

 
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Pubblicato da su 28 ottobre 2010 in Le avventure di mister T

 

Adesso andate via

Giovedì, tanto per cambiare.

Mister T è allegro, c’è la sua materia preferita. Anche OSS e SOS sono contenti. Se c’è la materia preferita col prof preferito, il prof Super Mario, Mister T di solito sta tranquillino in classe.

Raccontamene tante, pensa tra sé Mister T, dopo aver fissato OSS, SOS e Super Mario. Stamattina Rrrrumbaaaa! Dopo un po’ infatti Mister T scappa. Prima in giardino, poi dove gli viene gli viene. Mena, ma senza molta convinzione. E’ che… cribbio, scappa come il fulmine! Non c’è soluzione, OSS e SOS gli corrono dietro senza alcun tipo di successo. Finché Mister T, urlando a OSS e SOS “lasciatemi stare, cazzo, che c’ho le mie cazzo di cose da fare e da pensare, stronzi (sic)” non si rifugia nella stanzetta new-age della scuola.

OSS e SOS sono testardi. Entrano di cattiveria nella stanzetta New-age e trovano Mister T buttato sul materassone con la faccia e il corpo rivolti al muro. Ha un braccio alzato verso OSS e SOS. Li minaccia, agitando il braccio: “Andatevene o vi distruggo, fino adesso ho solo scherzato”. OSS e SOS sbuffano. SOS risponde “questo è un paese libero, vige la democrazia, io sto dove accidenti mi pare”. “Sottoscrivo” rincara OSS. Cazzutissimi, eh? “Andatevene, adesso andate via”, urla Mister T, agitando di nuovo il braccio, senza girarsi.

“Andatevene!” ingiunge di nuovo.

SOS sta per sfoderare una delle sue battute caustiche quando Mister T ripete “Adesso andate via”. E qui OSS e SOS si scambiano uno di quegli sguardi che è possibile descrivere solo vivendo la scena. Sono letteralmente sconcertati. Mister T “Adesso andate via” lo sta cantando. Lo intona, sulle inconfondibili note di “Perdere l’amore”. Sente che la tensione nella stanza si è spezzata. Continua a cantare… “Voglioooo restare solo”. SOS è passato dall’incazzatura più bieca e nera all’ilarità più assurda, paralizzato nel tentativo di non crepare dal ridere.

OSS, più flessibile e sagace, si è messo a cantare insieme a Mister T. E il fatto ha sorpreso molto Mister T, tanto che per una frazione di secondo anche lui si è immobilizzato. Ma ha colto il gancio, l’ironia del momento, ha capito che si apre un varco e forse gli riesce di evitare il castigo del giovedì. E anche SOS si è ripreso e sta cantando, adesso.

Mister T resta disteso, non si gira, ma canta con OSS e SOS che si guardano: il coro non è proprio proprio da San Remo, ecco… sembrano più tre che si sono appena sparati alcuni acidi in vena. Ad un tratto scappa da ridere a tutti e tre. Mister T dopo un po’ chiede di tornare in classe. Magia. Ci resta e si diverte pure col prof Trillo…

 
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Pubblicato da su 20 ottobre 2010 in Le avventure di mister T

 

OSS e SOS

‘Azz, se è dura…

Mister T costa un botto.

In termini d’impegno didattico: bisogna conoscere e inventarsi tecniche di lavoro sempre nuove e diverse. Spesso due paragrafi o un concetto significano far il pagliaccio per un’ora per lavorare due-minuti-due.

In termini d’impegno psichico: mai come quest’anno stiamo imparando a usare e dosare e pensare le parole, ogni parola, prima di pronunciare frasi, brevi, di senso compiuto (qualche volta ci concediamo strafalcioni, ma dobbiamo starci attenti).

In termini di resistenza fisica: si corre, si salta, ci si difende. Tutte cose che di solito non si fanno. Mi sono liberata di alcuni kg di troppo in questi mesi.

In termini di tempo. OSS e SOS si trovano per strada e parlano di Mister T. Si confrontano, si dicono le cose che in situazione di gestione crisi non possono dirsi l’un l’altro. Il dolore nel vedere l’ansia sfociare in violenza, la fatica di restare fermi sulle proprie posizioni educative, la gioia di quando va tutto beme, la rabbia di quando credevi di aver fatto mezzo passo avanti e ti ritrovi venti passi indietro…

Non si può avere un disaccordo. Ci si confronta, su tutto. Perché OSS prova a ragionare mentre SOS è di polso fermo e il mix di queste due attitudini fa la strategia educativa, dissoda il terreno in vista della didattica.

Regole, quelle stramaledette regole. Quelle in comune tra EDUs e scuola, quelle da rivedere, quelle da registrare. Quanta fatica costa un “no”… anche quando sai che è per il bene.

 
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Pubblicato da su 13 ottobre 2010 in Reflets dans l'eau

 

Includere, includersi, armonizzare

Questi primi giorni di scuola sono per me come una partitura di Nono. O come il concerto per pianoforte e orchestra di Bartok.

Esattamente come i primi giorni di lavoro in associazione sono una concitata esecuzione di Brahms che poi lentamente vira e diventa Schubert, per poi… restare Schubert. Con buona pace di quelli che Schubert lo snobbano perché “incostante” nel trattare i temi.

Dissonanze. Questa è la parola chiave. I “battimenti” nell’accordatura sono quasi normali i primi giorni di scuola, anche in un ambiente noto. Gli spostamenti sono a volte impercettibili, a volte ben presenti. Stavolta altro che “leggere asprezze” nel suono. Tra colleghi siamo proprio accordati diversamente. C’è il gruppo accordato a 432, quello a 440… quello a 312, che non si capisce bene da dove salta fuori.

Di quale faccio parte io? Bella domanda, se sapessi rispondere e iscrivermi nel gruppo dei “giusti”, dei ben accordati, ora che si dibatte tanto di questa faccenda del 440 e del 432… il punto è che so d’essere “scordata”, perché l’accordatura dipende molto dall’ambiente e già in passato, essendo questo il secondo anno che lavoro sempre nella stessa scuola, avevo avuto modo di dirmi: ma io qua mi sento proprio un pesce fuor d’acqua. E’ normale, sono diventata prof tardi. Prima mi sono mantenuta in tutti i modi possibili e immaginabili. Tra le altre cose sono ben cosciente che potrei persino non essere ipù prof, a partire dal prossimo anno scolastico, visto il mio esser precaria, gli inserimenti a pettine da coda di graduatoria… vabbé, non c’entra.  Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 4 ottobre 2010 in Reflets dans l'eau

 

Ne ho approfittato

Allora…

Windows live mi ha permesso di migrare costì, su wordpress. E quindi io migro :-D E quindi da qui quisquilierò di “scuola al mattino”. Argomento difficile e spinoso per mille motivi.

 
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Pubblicato da su 4 ottobre 2010 in Senza categoria

 

Ciao mondo!!

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Pubblicato da su 3 ottobre 2010 in Senza categoria

 
 
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